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Bufala, molesta due bambine nel parco: rilasciato perché un profugo


Un aspirante profugo tunisino avrebbe adescato due bambine di 10 anni che stavano giocando nel parco e chiestogli un rapporto sessuale. I genitori, richiamati dalle piccole impaurite, avrebbero quindi allertato i Carabinieri. Questi ultimi avrebbero arrestato l'uomo per atti osceni in presenza di minori, adescamento di minorenni e tentata violenza sessuale. Portato in caserma, l'extracomunitario in stato di ebrezza sarebbe andato in escandescenze, anche dopo il suo ammanettamento. Dopo le formalità di rito sarebbe stato rilasciato perché un profugo di guerra e rimandato al centro di accoglienza.

Bufala: vucumprà molesta una 15enne, padre lo manda in ospedale


Un "vucumprà", sulle spiagge di Caminia (tra Catanzaro e Soverato), avrebbe "palpato" più volte il sedere di una quindicenne, mentre cercava di venderle un braccialetto. Il suo gesto non sarebbe passato inosservato al padre della giovane che, appena resosi conto dell'accaduto, si sarebbe scagliato contro l'uomo e lo avrebbe picchiato ripetutamente con calci e pugni. Alcuni turisti presenti sul luogo sarebbero intervenuti per sedare la lite ed avrebbero chiamato i Carabinieri. Il venditore ambulante sarebbe stato deferito per tentata violenza su minore mentre il padre per rissa aggravata e tentato omicidio.

Bufala: pericolosa applicazione Talking Angela controllata da pedofili


Tra le applicazioni al vertice della classifica dell'iTunes Store, vi è una gratuita di intrattenimento con una loquace gatta cartone animato. Chiamata "Talking Angela", l'applicazione apparentemente innocua è diventata vittima di alcune voci persistenti secondo cui il gioco è pericoloso per i bambini, perché sarebbe una sorta di programma elaborato da pedofili. Attualmente è la terza applicazione più popolare sull'Apple Store dopo Flying Cyrus e Splashy Fish, Talking Angela è salita alla ribalta grazie ad articoli diffusi rapidamente in Rete e post su social network.

Bufala: ragazzina leccese rimane incinta a 11 anni, padre un 17enne


Un notizia pubblicata dapprima da un giornale locale e successivamente rilanciata dalla Rete non poteva che suscitare grande scalpore. Stiamo parlando della vicenda della ragazzina leccese di 11 anni incinta di un fidanzato 17enne. Accertata la gravidanza, la mamma della bambina  avrebbe chiesto alla dirigente della scuola in cui la figlia frequenta la prima media, di mantenere il massimo riserbo su quanto starebbe accadendo. In particolare si legge in alcuni articoli sul Web:

"A tradirla sono stati quei chili messi su in fretta e soprattutto quei vistosi arrotondamenti nel fisico, quasi inspiegabili per i genitori. Una visita ginecologica ha sciolto i dubbi: stato di gravidanza, al quinto mese. La protagonista è una ragazzina di appena 11 anni che vive in un paese dell'hinterland leccese e frequenta la prima media. Il papà del futuro neonato è il 'fidanzatino' della ragazzina, un 17enne del posto. Solo pochi mesi fa la undicenne aveva fatto la prima comunione..."

"La vicenda è venuta a galla per il clamore che sta suscitando nel Salento. La ragazzina, a quanto si è appreso, avrebbe cercato in tutti i modi di nascondere la gravidanza, ma i mutamenti nel fisico dopo aver superato il quinto mese non potevano continuare più ad essere un mistero. La mamma della ragazzina, che l’ha partorita anche lei giovanissima a 13 anni, si è rivolta alla dirigente scolastica per cercare di creare attorno alla figlia una cortina di protezione..."

In realtà, come scrive Repubblica "le forze dell'ordine hanno consentito di appurare che non c'è nessuna denuncia ufficiale della gravidanza che per l'età della ragazza sarebbe stata obbligatoria da parte dei medici. Anche la preside della scuola media frequentata dalla ragazza avrebbe riferito, contattata dai carabinieri, che non c'è nessuna gravidanza ma solo voci prive di fondamento". Gli stessi genitori della bambina avrebbero chiesto alla dirigente scolastica di aiutarli a smentire le maldicenze.

Animali: cani uccisi e bambini rumeni che ridono, ma è proprio così?


Il randagismo in Romania è da sempre un problema concreto: associazioni animaliste e istituzioni chiedono che venga affrontato con campagne di sterilizzazione e non con stragi di massa. Ed in queste ore è tornata a girare su Facebook una foto con dei bambini che osservano dei cani morti in strada. Sull'immagine si legge: "CARTOLINA DALLA ROMANIA cani uccisi e bimbi che ridono". E come commento:

"ANCHE I BAMBINI RUMENI RIDONO DELLA MORTE DEI CANI SOLO A VEDERE STO MALE QUANTA CATTIVERIA IN QUESTA GENTE"



Osservando con attenzione la foto si notano due bambine sorridere, che lo fanno solo perché riprese dal fotografo. L'immagine è stata pubblicata da alcuni siti rumeni il 12 giugno del 2013. Molti cani randagi sono stati trovati morti in una strada a Motru nel distretto di Gorj. Come riporta Evz, alcuni cadaveri di cani sono stati scoperti da un gruppo di bambini che giocavano nella zona. Persone che vivono nella zona hanno scritto a Rtv.net e detto che gli animali non erano pericolosi e stavano andando a fare una denuncia alla polizia. 

Molto probabilmente, i quadrupedi sono stati volutamente avvelenati e rischio per il colpevole dietro le sbarre. In realtà, come scrive Adevarul si notano anche gli occhi terrorizzati dei bambini che piangevano. "Ci dispiace per i cani che sono morti, soprattutto i piccoli", hanno detto i bambini che guardavano la terribile scena. La gente dice che non è la prima volta che qualcuno ha gettato veleno per uccidere gli animali e vogliono che  i colpevole siano catturati e puniti. 

"Ero a dare loro vettovaglie e li abbiamo trovati morti. Non erano aggressivi. Qualcuno li ha avvelenati", ha dichiarato un amante degli animali di Motru. Come scrive La Zampa che riporta i dati di Save the dogs, "a Bucarest vengono morsicati in un anno circa 16.000 cittadini, secondo le autorità sanitarie, lo 0,76% della popolazione". Dunque, "i risultati dell'eutanasia di massa non sembrano portare benefici, così come le critiche generalizzate nei confronti delle associazioni animaliste".

Bufala: Marco, un bambino di Padova malato di leucemia linfoblastica


Da settimane gira su Facebook una foto corredata da un testo, secondo cui un bimbo di Padova malato di leucemia linfoblastica acuta (ALL), riceverà da Facebook una donazione di 45 centesimi di dollaro per ogni condivisione per poter acquistare il Ponatinib, farmaco necessario alla sua guarigione. L'Istituto di ricerca Mario Negri avrebbe rivolto un appello per la cura del bambino. Nel post si legge:

Bufala: questa è una storia vera per favore leggetela, papà mi fa male



E' tornata in auge in queste ore su Facebook una storia di presunta violenza domestica, corredata in alcuni casi da una foto. Nei post un bambino di tre anni scrive che "vuole essere più buono e anche più bello", in modo che la madre potrà abbracciarlo almeno una volta. Scrive ancora di essere sempre sgridato dal padre e di essere "rinchiuso tutto il giorno per punizione". Nei post  (con errori) si legge testualmente:  «PAPA'....MI FA MALE!! Questa è una storia vera perfavore leggetela :'( Io mi chiamo Kris, ho tre anni, i miei occhi sono gonfi: non posso vedere. Devo essere stupido, cattivo, cos altro può essere perchè mio papà sia così arrabbiato!»

Bufala: "attenzione continua a chiedermi l'amicizia un certo Marco Mi"


Un nuovo messaggio allarmante sta facendo il giro di Facebook. Nel messaggio si cita un certo "Marco Mi" che avrebbe come foto del profilo un teschio "old style". Nel messaggio si dice che costui sarebbe un presunto pedofilo e sulla sua bacheca vi sarebbero migliaia di messaggi con foto di bambini postati da altri presunti pedofili. In particolare il messaggio recita:

Donna picchia bimbo: condividi video per prenderla, ma è già in carcere


Gira un video su Facebook dove una donna picchia un bimbo di pochi mesi. Il video, che sta suscitando rabbia e sconcerto tra gli utenti del social network, caricato orginariamente su YouTube è stato rimosso (www.youtube.com/watch?v=IT3PiluRDaM&feature=share) perché violava i Termini di servizio del portale di condivisione. Ma il video è stato scaricato e pubblicato da diverse pagine Facebook. Gli utenti vengono invitati a condividere il video nella speranza di individuare la responsabile dei maltrattamenti. In realtà, si tratta d'un video risalente a maggio del 2011 e la responsabile, originaria della malesia, è stata già individuata ed arrestata dalla polizia.

Bufala: E' successo a Buenos Aires, il suo nome è Lucas e ha 3 anni...


La foto di un bambino posto, a quanto pare, tra il parafango e la ruota anteriore di un furgone sta facendo il giro di Facebook. A corredo dell'immagine viene spiegato che Lucas (questo il nome del presunto bimbo), abitante a Buenos Aires, viene messo tutti i giorni dal padre in castigo e minacciato di morte se non si comporta bene. Inoltre, il padre picchierebbe costantemente la madre e altri due fratelli di 13 e 10 anni. Il testo - con inclusi gli errori ortografici - è il seguente (con qualche variazione):

"E' successo a Buenos Aires, Argentina. Il suo nome è Lucas, ha 3 anni e suo padre tutti i giorni lo metti li e lo minaccia che se non si comporta bene lo investirà. Suo padre picchia costantemente sua madre e agli altri due suoi fratelli di 13 e 10 anni. L'uomo adesso è in carcere, ma per quanto?! Una settimana, due, poi uscirebbe per come è entrato. Molte persone vedono ciò che accade ogni giorno questa famiglia. E nessuno fa niente. L'immagine è molto forte, ma mostra ciò che tutti i giorni accade nel Mondo."


In realtà non abbiamo trovato nessuna notizia del genere localizzata in Argentina, nè in altre nazioni vicine e lontane. Non siamo riusciti neppure a trovare l'immagine d'origine, ma ovviamente la consideriamo una bufala dato che non è riportata alcuna fonte. Nonostante ciò vene citata una precisa località, attribuito un nome al bimbo e resa nota l'età degli altri due presunti fratelli. Inoltre, come nelle più classiche delle catene, non viene riportata alcuna data per non avere scadenza. E' giusto sensibilizzare, ma non usare questi stratagemmi per spingere gli utenti alla condivisione.

Attenzione a non postare foto su Facebook page dai contenuti violenti


In queste ore sta girando su Facebook la foto d'un presunto pedofilo seviziato ed ucciso e ritrovato in una strada del Brasile, perchè accusato d'aver violentato due bambini di 7 e 5 anni. Non esprimiamo alcun commento in merito ma desideriamo porre l'attenzione sul fatto che in Facebook sono iscritti anche bambini di 13 anni e le fan page non sono profili privati bensì pubblici e dunque visibili a tutti.

Bufala: bimbo soffre tumore faccia, condividi Facebook dona 3 cent.


In queste ore sta circolando su Facebook l'immagine di un bimbo col volto sfigurato da un tumore, (probabilmente un'emangioma) accompagnata da un testo tradotto malamente, ma che in sostanza spiega che il bimbo soffre di tumore facciale e si invita a cliccare "Mi piace" sulla foto e a condividere. Con questo presunto sistema Facebook donerebbe 3 centesimi per la sua guarigione ad ogni azione dell'utente. L'immagine è condivisa in diversi Paesi ed il commento che l'accompagna è tradotto in diverse lingue recita testualmente:

Bufala: urgente bimbo di 17 mesi necessita sangue gruppo B positivo


Torna su Facebook la bufala del bimbo di 17 mesi che necessita di sangue perchè colpito da leucemia fulminante. Come scrive LadySilvia sul suo sito, adesso si chiama Francesco e abita nel sud Italia (091 è il prefisso di Palermo). Questo bimbo non solo è immortale perché ha sempre 17 mesi, ma cambia spesso città. Si tratta d'una variante dell'appello che gira da anni su Riccardo Capriccioli e Cinzia Scotti. In allegato al messaggio, che gira attraverso Facebook e WhatsApp, anche un numero di telefono (3282694447), che, come è possibile verificare, risulta sempre staccato.